OBLATI

L’OBLATO  BENEDETTINO.

 

L’Oblato benedettino è il cristiano che,  consapevole della grandezza del carisma battesimale, si sente chiamato da Dio ad approfondirlo e a perfezionarlo in sé.

Chiamata questa, che viene da Dio e non dalle proprie suggestioni e che, pertanto, deve essere riconosciuta da chi ne ha il mandato, l’abate o l’abbadessa di un monastero benedettino, come vera vocazione.

Nella nostra Fede cristiana e nella nostra Chiesa tante sono le vie per incamminarci verso la pienezza di Cristo Signore: una di queste è la vocazione benedettina.  Come per i monaci e le monache si tratta di vera vocazione, così è per l’oblato che intende portare a perfezione il dono battesimale, con lo strumento della Regola benedettina e l’aiuto spirituale di una comunità monastica.

Il dono di Dio che chiama un cristiano alla oblazione, è veicolato a lui, quindi, da un incontro con una comunità monastica, verso cui si sente attratto, perché coglie nella vita dei suoi membri la via, per lui adatta, per giungere alla pienezza della vocazione battesimale.

Il fondamento della vita benedettina è:

 “Innanzi tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”.     E:

 “Nulla anteporre all’amore di Cristo” (RB. Capo IV, 1 e 21).

 Cioè san Benedetto richiede al proprio discepolo di essere innamorato di Dio e di Gesù Cristo.

Se il cristiano percepisce questi valori, per grazia di Dio, allora può chiedere al superiore di un  monastero benedettino di essere ricevuto come oblato.

Il cammino, poi, da percorrere prima di emettere l’atto di oblazione, è previsto negli Statuti degli Oblati Benedettini Secolari, a cui si deve attenere, in spirito d’obbedienza.

L’oblato, una volta accettato dalla comunità monastica, imparerà dalla stessa come potrà vivere, nel proprio ambiente, le proposte fondamentali della Regola benedettina, mediante “la preghiera, la lectio divina e l’opera di Dio”.  Strumenti, questi, con i quali imparerà a essere umile e obbediente, come lo fu Cristo Signore.  Pertanto l’oblato è colui che ogni giorno scorge nella Sacra Scrittura, nella preghiera e nella Regola il disegno di Dio sulla propria vita.

Quando l’abate avrà notato che colui che chiede d’essere oblato è preparato, lo ammetterà a promettere: “ …prometto di vivere sempre più in conformità con le esigenze del mio battesimo, nello spirito della Regola del Santo Padre Benedetto e degli statuti degli oblati secolari di questo monastero” (cfr. “L’Oblazione benedettina” – Praglia 1997).

Comunque, come per i monaci/monache, la formazione permanente dell’oblato spetta all’abate/abbadessa e al confessore/padre/spirituale.  A loro l’oblato darà un’obbedienza soprannaturale e filiale, che loro spetta quali rappresentanti di Dio e di Cristo Signore, consapevole di quanto dice la Regola: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro; apri l’orecchio del tuo cuore; accogli volentieri le esortazioni del padre, che ti ama, e mettile in pratica” (RB. Prologo 1); “Infatti siamo convinti che egli (abate/abbadessa) fa in monastero le veci di Cristo, poiché è chiamato/a col suo stesso nome” (RB cap. II, 1).

Nel nostro monastero di San Daniele in Monte, sono presenti uomini e donne che si sono “offerti” per vivere, nel proprio ambiente secolare, la Regola benedettina.

“Tra gli oblati secolari vi possono essere anche alcuni, non coniugati  o vedovi, che, pur rimanendo nel mondo, sentono la chiamata a una vita di particolare consacrazione, emettono il voto privato di castità e le promesse di povertà, di obbedienza e di conversione dei costumi, nello spirito della Regola di San Benedetto” ( cfr. “Statuto degli Oblati Benedettini” – Praglia 2000, pag. 15, nota 1/b).  Nel nostro monastero c’è la presenza di questi oblati e, quindi, di questa forma di oblazione benedettina consacrata.  Il loro programma di vita, che non li deve distinguere dagli altri oblati se non nel vivere con maggiore impegno e fervore la vita di oblazione, è sintetizzato in: “Oblati  Benedettini Consacrati” – “Linee Indicative” - Orantes/Lecce, Aprile 1997.  Di questa nuova forma di vita benedettina consacrata nel secolo, si può chiedere informazione alla nostra Madre Abbadessa, o a chi per lei.

Tutto questo mostra come nella Chiesa tante sono le vie per vivere la vocazione battesimale, ma unico è il fine : “Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Amerai il tuo prossimo come te stesso”.   E: “Nulla anteporrai all’amore di Cristo Signore”.

Consapevoli della loro pochezza, nell’attuare tale programma di vita, gli oblati chiedono quotidianamente a Dio Padre, di vivere la loro “offerta” con generosità, per intercessione di Maria Santissima e di San Benedetto, pregando con la Chiesa nell’Eucaristia e nella preghiera delle Ore, ma anche nella preghiera personale ispirata da quella liturgico-biblica.

 

“Ispira le nostre azioni, Signore,

e accompagnale con il tuo aiuto;

perché ogni nostra attività

abbia sempre da te inizio

e in te il suo compimento”!

 

“O Dio, che hai scelto san Benedetto abate

e lo hai costituito maestro

di coloro che dedicano la vita al tuo servizio,

concedi anche a noi

di non anteporre nulla all’amore del Cristo

e di correre con cuore libero e ardente

nella via dei tuoi precetti”!